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Tutti figli di mignotta

  • da: admin
  • caricato: 07/set/2014
Tutti figli di mignotta /media/flashcomm?action=mediaview&context=normal&id=126
Descrizione:

Vorrei condividere con voi questo ragionamento, seguitemi.
Quando siamo arrabbiati diciamo spesso: “porca puttana”, “puttana Eva”.
Quando vogliamo offendere una donna diciamo: “troia”, “mignotta”, “puttana”.
Quando vogliamo offendere un uomo diciamo: “figlio di puttana”, “bastardo”, “figlio di una grandissima troia”, “cornuto”.
Mhh, lo avete notato anche voi? Pare che la responsabilità morale della maggior parte delle parolacce ( che in italiano hanno spesso una connotazione legata alla sessualità), sia quasi SEMPRE e quasi SOLO attribuita ALLE DONNE anche quando si ha in mente di OFFENDERE UN UOMO. Le espressioni “ testa di cazzo” o “ coglione”, infatti, hanno una gradazione offensiva minore.
Nelle lingue neolatine o nei paesi che sono stati fortemente condizionati dall'influenza cattolica, le espressioni sono più o meno le stesse con qualche sfumatura di colore diversa, ma sostanzialmente le stesse.
Analizzando più da vicino il fenomeno, usando la parola MIGNOTTA, presa in prestito dal dialetto romano, ma entrata a far parte dello slang comune e utilizzatissima, notiamo che:
deriva dal modo in cui negli orfanotrofi erano soliti abbreviare la condizione di alcuni bambini, quelli abbandonati e magari condotti da qualche “ anima buona” in questi istituti.
La loro condizione era di “madre ignota” e per comodità di lettura si usava abbreviare questa espressione con con: “m.ignota”.
Figlio di m.ignota era dunque colui che aveva avuto una madre “degenere”. Una una madre che aveva abbandonato un figlio non poteva che essere una poco di buono e considerata alla stregua della prostituta di bordello. Nell'accezione odierna infatti dire “puttana” o dire “mignotta” è la stessa cosa. Fin qui, come potete notare non c'è ancora alcuno straccio di eventuale responsabilità da parte maschile. Ma procediamo.”Figlio di puttana” o “di mignotta” o “figlio di troia” sono dunque accuse gravissime. Non sono rivolte mai direttamente all'uomo che si vuole offendere, ma alla propria MADRE.
Ad una donna non si dirà mai “figlia di puttana”, l'offesa è diretta, in prima battuta, le si dirà infatti
“ puttana” .
Ad un uomo si dice : “bastardo”= tua madre ti ha messo al mondo senza padre, dunque tua madre è vagamente puttana.
Ad un uomo si dice “cornuto”= la tua donna ti è infedele
Ciò che si evince dunque da questa riflessione è che l'oggetto da colpire indirettamente, il bersaglio di sponda è sempre e solo la donna. In particolare la virtù morale della moglie-madre che diventa nell'insulto moglie-madre degenere. L'uomo offeso in questa concezione delle cose è vagamente “vittima” e la sua vergogna non è data dal fatto di aver agito male o bene, è data dal fatto di avere una madre degenere, questa è l'accusa e questa accusa ferisce ancora più nel profondo. Perché? Perché la donna, non solo il corpo, ma anche e soprattutto la moralità e la sessualità, sono considerate proprietà. L'onore e la rispettabilità della donna, sono i “doveri” della donna, il tesoro strenuamente difeso dai “maschi” ai quali appartengono.
Le nostre parolacce, signori, hanno ancora un retaggio fortemente medioevale, fortemente moraleggiante religioso, fortemente “madonnaro”( nel senso che Mary è il paradigma inarrivabile di riferimento morale).
Detto questo preferisco di gran lunga le espressioni degli anglosassoni che quando devono colpire la donna colpiscono la donna ( anche se ancora con qualche lievissima e sfumata caratterizzazione legata ancora alla morale e alla sessualità). Retaggio puritano duro a morire.
Però dicono all'uomo : “ fucking asshole”, “mother fucker” ( ma in questo caso la responsabilità è tutta sull'uomo), “piece of bullshit”, “fucking idiot”, etc.
Analizziamo ora il verbo to fuck= fottere
Deriva dall' un acronimo F.U.C.K ( Fornication Under the Consent of the King), che veniva affisso fuori dalle porte di coppie regolarmente sposate ( delle altre neppure a parlarne) e che consentiva loro di avere rapporti al solo fine della procreazione e solo in certi periodi . Infatti, a quei tempi e in quella lettura teologica, di fornicazione si trattava anche nel caso di coppie sposate. Questa forma di tortura psicologica-sociale-religiosa, veniva utilizzata soprattutto in Scozia, ai danni della popolazione civile che veniva trattata alla stessa stregua delle bestie. I vassalli del Re a quei tempi, avevano il diritto di prelazione sulla
“ prima notte”=ius primae noctis , chi non ricorda con disgusto quel framento di “ Braveheart”, quando la sposina veniva rapita
durante il giorno delle sue nozze e stuprata dal vassallo inglese?
Ora, se pensiamo anche a questo, a quanto leggero sia il loro verbo che non può essere realmente tradotto con il nostro
“ fottere”, dal momento che che per loro “ fottere” significa “ farlo nel peccato, ma con il permesso del Re”.
I revisori storici o storiografici ora negano che il verbo derivi dall'acronimo appena citato e nessuno meglio degli anglosassoni si è dimostrato più abile nel compiere azioni di revisionismo, laddove la verità storica metta in evidenza una qualche fragilità
“ culturale” o la vera e propria barbarie. Io sposo senza ombra di dubbio la “favola” dell'acronimo perché ho notato che per giustificare l'esistenza primigenia del verbo to Fuck, i revisionisti pretendono di farlo derivare solo da quelle che considerano culture “superiori”, vale a dire anglosassoni. Infatti sul verbo incriminato richiamano l'etimologia danese, svedese, tedesca, ma si sono dimenticati di citare che in portoghese e nel dialetto siciliano, l'etimologia della parola era la medesima, indi per cui...
Altri revisionisti utilizzano come argomento il fatto che non è grammaticalmente corretto usare “fornication under the consent of the King”, ma si dovrebbe dire “ fornication By the consent of the King”. Questi sono argomenti debolissimi, perché la lingua e il suo costrutto grammaticale si evolvono in modo incontrollato, per confermare quanto sostengo basti andarsi a leggere il Principe di Machiavelli e controllare i presunti errori grammaticali che il testo presenta. Sono innumerevoli, ma solo se si considera come paradigma l'italiano moderno. Il testo in volgare, scritto da un dotto e profondo conoscitore delle lingue classiche, era, nel lontano 1513 ineccepibile, sia dal punto di vista stilistico, che- manco a dirlo- grammaticale ortografico. E se questo discorso si può fare per Machiavelli, chi Minchia impedisce di farlo anche per gli anglosassoni?
Non trovate amche voi che questi siano argomenti fottutamente affascinanti?

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