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Scrivo perché devo.

  • da: admin
  • caricato: 16/ago/2014
Scrivo perché devo. /media/flashcomm?action=mediaview&context=normal&id=119
Descrizione:

Biodegradabili

Dalla punta dei capelli alla pianta dei piedi tutti gli uomini sono biodegradabili. Niente apparterrà mai più a quegli ex corpi oramai polvere. Tutto è biodegradabile, persino l'essenza, quell'energia, personalità, causalita o somma di esperienze che in vita li aveva resi unici. Di tutto ciò non resterà traccia, tutto scomparirà insieme ai corpi . Gli unici esemplari non biodegradabili sono coloro che hanno avuto la capacità di tramandare in qualche modo i pensieri, le parole. Come in una grande corsa a staffetta, coloro che hanno avuto la bella pensata di sigillare il messaggio, di infilarlo in quel testimone e di portarlo con qualsiasi mezzo “ fuori dal corpo”, portarlo fuori pericolo. Non sono gli scienziati, nè gli inventori poiché questi hanno visto tramandarsi soltanto una parte delle loro vite , quella riguardante gli studi o le loro scoperte. Il sipario è chiuso ermeticamente e senza scampo sulle loro essenze. Nessuno sconto neppure per essi. L'umanità si ricorderà soltanto della parte che farà comodo, non del resto.
Non sono gli attori perché durano solo una stagione e recitano qualcosa che non fa parte della loro stessa essenza, sono personaggi inventati o creati, così come inventate o ceate sono le loro stesse vite, le loro stesse morti. Non sono neppure i musicisti, ammenoché non scrivano le parole. Se si tratta solo di musica scritta è meravigliosa nel tempo in cui la si scrive. E' raro, rarissimo che si rammenti qualcuno, che si ascriva intimamente la produzione musicale e poi si pretenda che insieme a quella si rammenti anche la personalità del musicista. Insomma è già un miracolo, per esempio, che gli uomini ricordino le composizioni di Mozart, ma che nessuno pretenda di ricordare anche come Mozart la pensasse. Stesso destino per tutti gli altri artisti, senza nessuna eccezione. Quindi da questa breve disquisizione appare chiaro che nessun abitante del circo: cantante o attore o regista, o musicista senza testo o saltimbanco o politico o ricco e potente o santo o eroe o bellissimo ( la vera bellezza è arte inconsapevole), riuscirà a portare avanti i propri pensieri. Questo privilegio è dato ad una sola categoria di uomini ( e grazie a dio anche di donne), l'unica categoria non biodegradabile: gli scrittori.
L'affermazione poggia su basi inconfutabili, persino metafisiche: “Nel principio era la parola e la parola era con dio e la parola era dio”

Questo fatto mi riempie immensamente di gioia, non già perché appartengo alla categoria degli immortali, quanto perché finalmente posso appagare questo senso di superiorità finora ingiustificabile, superiorità che ho sempre provato, anche quando non ce ne sarebbe stata nessuna ragione o non esisteva alcuna giustificazione apparente. Quel senso di superiorità data dalla consapevolezza di essere diverso dalla massa, dal volgo, da quella poltiglia gelatinosa, vomitevole, sudaticcia, scivolosa, immorale, viscida che tiene invischiate la maggior parte delle persone. Persone che pensano gli stereotipi imposti dal quel cielo sopra la poltiglia, che amano nello stesso modo gli stessi miti, che si infiammano per le stesse passioni, che si nutrono dello stesso vomito che espellono. Posso anche accettare il fatto che in quanto appartenenti alla razza umana, ecco, le passioni: l'amore, la gelosia, l'ira, il desiderio, siano patrimonio comune. Non si disquisisce in questa sede se certe tendenze o voluttà siano più o meno nobili, ma almeno che la forma di attribuzione, che le Muse, che i Miti non siano preconfezionati in serie da una fabbrica cinese dei sogni, è questo che si pretende. E' questa tendenza, il rifiuto per l'edonismo etico, questo andare contro natura -perché l'animo anela sempre alla bellezza- ciò che rende volgari quegli animi, quei cuori che altrimenti sarebbero mossi dalle stesse identiche passioni del poeta.

Il mio cuore non deve battere per la Diva del cinema, la mia ira non può essere provocata dal fatto che la squadra X non ha vinto la coppa del mondo, il mio disgusto non può dipendere dal processo trasmesso in Tivvù dove vengono macroscopicamente sviluppate e provocate notizie per far nascere il senso di impotenza e di frustrazione. La mia ripulsa e senso di scoramento non debbono essere legate alla catena di foto ad effetto che girano ciclicamente su internet per cambiare gli animi delle persone.

Tutto questo non colpisce chi pensa, chi pensa da solo, chi medita, chi non ha paura della solitudine. E poi, parliamoci chiaro: per scrivere anche la peggiore delle composizioni ci vuole silenzio e concentrazione, insomma non si può scrivere allo stadio.

Ho conosciuto persone - le più penose a dirla tutta- che credono di essere scrittori in divenire o scrittori in potenza. Quelli che hanno i grandi sogni di scrittura ma che non hanno mai scritto un rigo. Quelli che scriveranno una volta andati in pensione, quelli che covano storie talmente sensazionali ( nomalmente quelle delle loro vite), che il Nobel dovrà soltanto fare molta attenzione a scansarli. Ecco, non c'è quasi nulla di peggio al mondo della categoria dei
non-scrittori.
Questi individui intuiscono che è dietro la parola scritta che si cela il pensiero dell'eternità, sono coloro che soffrono di questo morbo, del morbo di Ovidio, ma senza poter onorare quel “ demone” e portare a frutto alcuna opera, anche la più ridicola.
Sono coloro che offrono vento sull'altare, che offrono promese di sacrificio.
Già, sacrificio e spirito di abnegazione e disciplina. Sono queste le caratteristiche principali dello scrittore, anche dello scrittore delle peggiori cose, persino di quelle disperate romanticheggianti svenevoli, cotte nella marmellata composte da donnine dal doppio cognome perché, ricordatevelo: meglio scrivere una schifezza piuttosto che non scrivere affatto. Sarete almeno ricordati per aver scritto una schifezza rispetto all'oblio che attende la maggior parte dei destini e che adombra la maggior parte delle tombe. Ma c'è una categoria persino peggiore di quella dei cattivi scrittori, la categoria dei falsi scrittori, dei venduti, dei marchettari, di quelli che magari vendono milioni di copie. Sono gli scrittori che devono eseguire il compitino dettato dalle grandi o piccole case editrici il cui unico scopo, ricordatevelo sempre è quello di investire sulla gallina dalle uova d'oro e fare un mucchio di soldi. Mica vogliono formare le menti dei cittadini, mica vogliono informarvi, farvi crescere culturalmente, ma scordatevelo! Vogliono VENDERE, vendere nel settore che si sono costruiti, sia chiarissimo questo principio. Se Ovidio sentisse un marchettaro parlare si rivolterebbe nella tomba. Già, perché il marchettaro che si rispetti è mosso da un'untuosissima falsa modestia che gli fa negare persino il fine ultimo , la gloria dell'immortalità. No, queste “Madri Teresa di Calcutta” armate di biro negano persino di aver desiderato di essere pubblicate, di cercare un editore, come farebbe il più normodotato tra gli imbrattacarte dell'ultima fila. "N0, in realtà mi hanno scoperta e pregato di scrivere, io non ero così presuntuosa da pensare di poter essere pubblicata"Così si esprime una scrittrice timorata di Dio. Scoperta dici, bella ? E che minchia sei, un brevetto, una cura contro il cancro? Tu non sei stata “scoperta”, sei stata “rinvenuta”, infatti eri già lì, loro lo sapevano e sono andati a scavare in quel punto per caso, chiaro? Come un reperto archeologico di Mammona. Bastardi questa è presunzione di sponda, altro che modestia! Insomma a sentirli sarebbero stati ( e sono) talmente bravi che la casa editrice stessa ha bussato forte alla porta dell'inchiostro fatato nella casetta di marzapane. Ma vaffanculo! E cosa scrivono costoro, farina del proprio sacco? Manco per idea! Scrivono ciò che in potenza potrebbe essere venduto in base ad indagini di tendenze e di mercato, ecco cosa scrivono. Ma questa non è letteratura né narrativa, queste sono MARCHETTE, non scordatevelo mai. Lo scrittore, quello vero è uno schifosissimo vanaglorioso di merda e non lo nega, scrive per la gloria dell'eternità, che è diversa da quell'altra gloria e soprattutto scrive quel che cazzo gli pare!

E ora parliamo dei critici, degli editor, di coloro che esprimono opinioni sul frutto del sudore di altrui fronti. Fatevene una ragione: non sarete eternamente ricordati per aver commentato un'opera , al massimo verrà citato quel parere, ma di voi non resterà alcuna traccia sotto il cielo, neppure del più arguto e intelligente tra voi. Nessuna traccia. Un parere non dà alcun diritto di immortalità, è come pescare le briciole dal tavolo del talento o, vi concediamo anche del NON talento. Roba che comunque non riguarda voi, mai.
Assodato l'incontestabile fatto che solo gli scrittori sono immortali, c'è la possibilità che questi riportino pensieri altrui. Non è un discorso rivolto alle “ Muse” o ai modelli di ispirazione creati solo dallo scrittore. Questi infatti appartengono alla categoria dei Miti, ma qualcuno riesce nel miracolo i farsi “ virgolettare” i pensieri. Capita raramente, ma capita. Costui sarà immortale, ma solo finché quel pensiero, quell'unico e solo pensiero avrà durata. Un minuto di immortalità.
Lisa Corimbi

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