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Dorothy Dandridge, la Marilyn Monroe nera. Una storia.

  • da: admin
  • caricato: 30/apr/2015
Dorothy Dandridge, la Marilyn  Monroe nera. Una storia. /media/flashcomm?action=mediaview&context=normal&id=175
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L'articolo che leggerete appartiene a: Pubblicato da " Il Monco"

"Quella bellissima attrice di colore che si è sempre rifiutata di fare ruoli da domestica e la cui carriera fu distrutta dalla Hollywood bianca".
Wesley Snipes alias Noxeema Jackson in A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar.

In questo semplice ricordo della drag queen Noxeema, seguito dall'elenco di tutti i film più importanti interpretati, è concentrata tutta l'essenza della mitica, e sconosciuta ai più, Dorothy Dandridge. La prima donna di colore a essere candidata come miglior attrice protagonista agli Oscar, soprannominata la Marilyn Monroe nera per la sua prorompente bellezza, -o cafe au lait dalla stampa nera- come tutte le dive ha avuto una vita difficile, fatta di amori infranti, tragedie e qualche successo. L'unica differenza con una Vivien Leigh o una Gene Tierney è che lei era nera, e negli anni 50, particolare non di poco conto. Per di più era una tipetta tosta e si rifiutò sempre di fare i classici ruoli di "colore", fra cui lo schiavo, la serva o l'uomo della jungla, una scelta ampissima e di grande livello. Nonostante tutti questi ostacoli, grazie alla sua tenacia riuscì ad arrivare in vetta, seppur per poco tempo, come ricorda Noxeema, prima che la bianchissima Hollywood la sbattesse fuori dalla porta e dall'industria. La sua breve carriera è il più fulgido esempio del perchè nessun attore di pelle scura abbia mai sfondato prima degli anni 70 e quale trattamento veniva riservato ai più talentuosi non-bianchi.

Dorothy nacque nel 1922 a Cleveland nell'Ohio, figlia di Ruby, un'attrice che trovò spazio in piccoli ruoli in alcuni film minori. 5 mesi prima dalla nascita di Dorothy, mamma Ruby prese Vivian, l'altra figlia, e fagotto e mollò il marito per iniziare una vita tutta sua, una rinascita (un particolare anche della vita futura della figlia). Non erano sole, le raggiunse Geneva, un'amica, o per meglio dire l'amante di mammà. La donna divenne una vera e propria figura paterna ed incoraggiò, con il benestare e il supporto di Ruby, o forse sarebbe più corretto dire, inculcò a forza nelle due bambine, il talento artistico e la voglia di esibirsi in pubblico. Ogni giorno le costringeva a esercitarsi fino a che non stramazzavano al suolo.
Effettivamente le due avevano dimostrato fin dalla più tenera età un certo talento e una certa presenza scenica. Il loro primo "ingaggio", in piena Depressione, fu quello di intrattenere le povere signore anziane, e non, nelle varie chiese della zona seguendo il tour del National Baptist Convention sotto il nome di The Wonder Children. Per ben 3 anni girovagarono per le chiese di tutto il sud fino a che queste bambine non divennero ragazze e le curve iniziano a mostrarsi. Fu allora che subentrò una terza ragazza, Etta Jones, e nacquero le Dandridge Sisters nonche un tour che le portò a visitare tutta la California e a finire addirittura al Cotton Club e all'Apollo Theatre di New York City.
In tutto questo vagare da città a città nessuna delle ragazze ottenne un'onesta educazione, un altro classico. Inoltre mamma Ruby stava ingranando a Hollywood e lasciò il gruppo improvvisamente. Dorothy si ritrovò a 16 anni, più bella che mai, a dividere un'appartamento con la perfida Geneva nella grande mela.

Ad allietare le sue giornate intervenne cupido che le fece conoscere Harold Nicholas, la metà del Nicolas Brothers Dancing Team. Proprio quando i due si stavano per conoscere meglio, Geneva la imbarcò per l'Europa per un tour interminabile che avrebbe toccato le maggiori capitali. Per fortuna, oddio, per sfortuna di molti, scoppiò la seconda guerra mondiale e la ragazza, con le Dandridge Sisters, pote tornare a New York dal suo Harold che nel frattempo era diventato molto quotato col fratello e aveva iniziato a fare del cinema, come duo di ballerini.
Ottenne così la sua prima occasione di apparire sul grande schermo in Four Shall Die, un film razziale, non nel senso che parla di razzismo (siamo nel 1940...) ma destinato alla razza nera e interpretato da attori neri. E' come se oggi facessero film solo per calabresi con attori calabresi ma soprattutto, non è propriamente paragonabile alla Blaxpoitation. Buca letteralmente lo schermo al secondo tentativo con Sun Valley Serenade insieme, si fa per dire, a John Wayne. Cantando e ballando sulle note di Chattanooga choo choo si trova nel suo ambiente naturale, ma le sue ambizioni mirano molto più in alto, c'è tempo però.

Come tutti i gruppi, quando un membro diventa troppo celebre, arriva la rottura. E' quello che successe anche alle Dandridge Sisters. Per Dorothy fu l'occasione di spiccare il volo da sola, ma doveva ancora fare un ulteriore taglio, quello con la famiglia e con Geneva. E cosa può fare una ventenne per diventare totalmente indipendente? Sposarsi.
Purtroppo il matrimonio con Harold si rivelò essere una delusione epocale. Prima di tutto lui non era mai a casa, partito per viaggi infiniti, tour improbabili e quando era a casa era come se non ci fosse. Cosa ancora peggiore è che tromba con qualunque cosa si muova, di genere femminile. La povera Dorothy invece di dargli il ben servito si prende la colpa di tutto, pensando che la sua poca esperienza in campo sessuale sia la causa di tutte queste scappatelle. In tutto ciò nacque pure una bambina, nel 1943, Lynn.
Ovviamente la bambina ha dei problemi, seri, perchè le sfighe non viaggiano mai sole. Lynn non risponde agli stimoli, non parla. Dorothy non sa cosa fare con Harold che ancora sta tappando tutte le top(p)e che trova. I dottori visitano la bambina e il verdetto è che probabilmente è mancato l'ossigeno durante una parte della gravidanza, rimarrà così a vita.
Completamente distrutta, iniziò a vedere un terapista e nel 1949 dopo aver smesso di addossarsi la colpa per qualsiasi cosa, mollò Harold e iniziò una nuova vita, completamente da zero. Benvenuta la nuova e la definitiva Dorothy Dandridge.

Grazie all'arrangiatore Phil Moore si reinventò e da ballerina tanto bellina passò a panterona di gran classe. Nonostante non amasse i nuovi night club capì che la scala per il successo partiva da li. Iniziò a esibirsi per tutta America (Las Vegas esclusa, era territorio di Rat Pack e cloni) quella America intrisa di razzismo che non le permette di parlare col pubblico, avere le stanze migliori negli alberghi dove si esibisce, usare la piscina, i bagni, gli ascensori, molti servizi in generale. Addirittura il suo camerino non è altro che lo stanzino delle scope. Ingoiò il boccone amaro e andò avanti.
Continuarono a arrivare offertine per filmetti e nonostante lei abbia sempre, e tenterà tutta la carriera di rimanere fedele a ciò, rifiutato ruoli da "neri", cede quando le offrono una parte in Tarzan sul sentiero di guerra dove interpretò Melmendi, la regina degli Ashuba. E' uno dei tre ruoli negros di cui parlavo in apertura, ovvero quello da uomo della jungla. Nella pellicola mostrò tutta la sua sensualità, ma siccome ai tempi per Hollywood sesso equivaleva a morte, pericolo, nessuno la prese sul serio.
Nel frattempo la scena dei night non fa che parlare di lei. Ottenne il numero di apertura al Mocambo di Hollywood, centinaia di ingaggi per tutta New York, Parigi, alla televisione e divenne persino la prima donna di colore a esibirsi al Waldorf Astoria.
La sua carica sessuale e il suo talento artistico richiamano centinaia di spettatori. E' un vero e proprio blast ma non è soddisfatta, si lamenta infatti che la "collega" Ella Fitzgerald "Cento volte meglio di me, non può esibirsi nei locali dove vado io. E questo solo perchè lei non è una bomba sexy, non è il tipo di donna che tutti gli uomini vorrebbero portare a casa e farci l'amore. E' un ingiustizia".
La MGM colse la palla al balzo e le offrì il primo ruolo da protagonista in una produzione tutta di colore, Bright road a fianco di Harry Belafonte. Nonostante il film si riveli un floppone, soprattutto al Sud dove avrebbe dovuto fare sfracelli, la Fox la scippò e la mise sotto contratto per 3 film. Il primo di questi fu Carmen Jones di Otto Preminger. L'ascesa è arrivata quasi al suo culmine, Carmen Jones si rivelerà il suo film più famoso e nel periodo più felice della sua vita.

Preminger, un tedesco bianco di mezza età, dovrebbe essere la persona più distante possibile, spiritualmente parlando, da Dorothy, ed invece è la più affine che possa trovare. Entrambi sono due ribelli, due teste dure. Lui ha appena sfidato il sistema hollywoodiano e ha vinto. Il suo precedente film La vergine sotto il tetto ha destato molto scalpore. I correttori del codice Hays gli imposero di fare qualche modifica o il film non avrebbe ottenuto il bollino e i grandi cinema non l'avrebbero distribuito (un pò come i VM18 di oggi), ma lui al contrario di qualsiasi altro regista al top, se ne fregò e ne ebbe ragione, tanto che la pellicola ottenne molto successo nei cinema di second'ordine. Adesso ha tra le mani questa versione della Carmen di Bizet ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale con un'attrice di colore protagonista, un altro rischio.
Non che lo fosse per lui, da sempre strenuo sostenitore degli attori di pelle nera, molto sottostimati e utilizzati nei peggiori modi. Nel frattempo Dorothy, spinta sempre di più dalla Fox, ha deciso di fare lo step successivo; diventare una grande attrice, non solo una figura o una ballerina. E Carmen è tutto quello di cui ha bisogno. La leggenda racconta che voleva così tanto il ruolo che al primo colloquio con Otto si vestì di tutto punto, con trucco e parrucco per le grandi occasioni. Insomma voleva stordire il regista che però...non abboccò. Le disse "Non ci siamo, Carmen non è così, tu sembri una uscita dai negozi di lusso di New York". Al che, lei corse in camerino e si mise due straccetti, una gonna cortissima, si spettinò il più possibile e caricò gli occhi con il mascara. Otto cambiò subito idea e le diede la parte.
Divennero colleghi ed amanti, ma chiaramente in forma privatissima. Lui, a parte essere sposato, non poteva farsi vedere con lei, una nera, se non per le premiere dei film o con la stampa. Nel frattempo lei infranse un'altra barriera, la prima donna di colore ad apparire sulla copertina della rivista Time.
In Carmen Jones è talmente brava che viene candidata agli Oscar come miglior attrice protagonista, altra prima volta. E' un vero uragano, è sulla bocca di tutta America, e se non fosse nata nel periodo sbagliato, quell'Oscar l'avrebbe pure stravinto (perse contro Grace Kelly, La ragazza di campagna, e gareggiò contro Judy Garland in E' nata una stella, Audrey Hepburn in Sabrina e Jane Wyman in Magnifica Ossessione). Probabilmente non vinse anche perchè lei e Belafonte vennero doppiati nelle parti cantate. Motivo fu che avevano delle voci "non operistiche", in realtà perchè troppo nere.
Tutto questo in un periodo in cui agli attori colored non era permesso "amoreggiare" su schermo. La cosa strana di tutte queste storie d'amore in film razziali è che non succedeva mai nulla. Guai mostrare troppa roba, troppe scene forti, vuoi mica che lo spettatore bianco si scandalizzi nel vedere due animali in amore. Ma con la prorompenza e la sensualità di Dorothy, le cose sarebbero potute cambiare ed è proprio un giornale, sempre razziale, a proporre l'interrogativo "Hollywood permetterà ai negroes di fare l'amore?".

All'improvviso tutto è perfetto. Dorothy andava in giro vestita di bianco, comprò una mega villa a Hollywood e una Thunderbird di lusso. Arrivò a potersi permettere di chiedere 100.000 dollari a film, girava il mondo con Preminger che la portava a tutti i festival, compreso Cannes.
Otto divenne anche suo consigliere in materia di contratti. Fu lui a sconsigliarle di accettare il ruolo di Tuptin, la schiava in Il re ed Io. Purtroppo, questa sua fedeltà ai suoi principi le costò caro perchè il film fu un grande successo e Rita Moreno, subentratale, la ringraziò infinitamente. Forse fu in questo momento che iniziò il declino della sua carriera.
A distruggerla completamente ci pensarono le tanti voci e il gossip incessante. Con la relazione con Otto Preminger ai ferri corti, Dorothy iniziò a frequentare altri uomini. C'era solo un problema, erano tutti bianchi. Nella lista delle tante conquiste affibbiatele figurarono Peter Lawford, Tyrone Power, Michael Rennie, Farley Granger Jr. La domanda sorge spontanea: non le piacevano i suoi "simili"? Si, le piacevano ovviamente, ma nel suo mondo non ce n'erano e quei pochi esistenti erano tutti sposati. In questo periodo rimase pure incinta, non si sa di chi, ma abortì per evitare ulteriori scandali.
Queste liaisons dangereuses fecero presto scalpore. Tutti i bianchi sbavavano per lei ma guai ad ammetterlo. Andava fermata e ci pensò la rivista scandalistica Confidential pubblicando l'articolo "What Dorothy Dandridge Did in the Woods" in cui stilò la lista di tutti gli uomini bianchi con cui andava a letto.
Inferocita, fece partire una querela dando il La al celebre processo delle 100 star. Confidential era una sorta di Chi di oggi ma molto più infamante (e ce ne vuole). Il processo iniziò dopo la denuncia di Dorothy per 2 milioni di dollari e quella di Robert Mitchum per 1 milione di dollari. Entrambi accusavano la rivista di aver publicato il falso e delle foto di nudità (Mitchum).
Molte star si schierarono dalla loro parte e testimoniarono a favore. Sfilarono in tribunale Marilyn Monroe, Clark Gable, Frank Sinatra e molti altri. Il processo si concluse nel 1957 quando l'editore Harrison, acconsentì a pagare 40, 000 dollari di danni e tutte le spese giudiziarie.

Dorothy non riusciva più a trovare ruoli, nonostante la Fox volesse ancora averla tra i suoi top. Il problema era semplice: la sua vita privata. Ogni volta che sarebbe apparsa su schermo tutti avrebbero pensato alle sue uscite con colleghi bianchi, figuriamoci vederla in una relazione con uno di questi all'interno di un film ovvero quello che successe in L'isola nel sole, l'unico progetto che saltò fuori. Qui avrebbe dovuto avere una scena d'amore con John Justin, ma quello che si vide su schermo fu tutto fuorchè intimità e passione.
Con le sue quotazioni in netto calo, Dorothy accettò di girare due filmettini (La rivolta dell'esperanza e Infamia sul mare) ai quali seguì l'ultima chance di sfondare, Porgy and Bess, una produzione Sam Goldwyn. Non che fosse il massimo, era un crogiolo di tutti gli stereotipi possibili sugli afroamericani, quindi droga, alcolismo, ignoranza e stupri, ma per lo meno c'erano con lei Sidney Poitier e Sammy Davis Jr. (Harry Belafonte rifiutò e invitò Dorothy a fare uguale) e dopo aver scartato Il re ed io, aveva paura di perdere ulteriori grandi opportunità.
Tutto bene, più o meno, fino a quando non comparve l'ex. Perchè Goldwyn affidò il progetto a Preminger, che forse ancora furente per i trascorsi con la sua attrice principale (perchè poi? Era sposato, fu lui a tagliare i ponti) la maltrattava e le urlava in faccia ogni giorno, davanti a tutto il resto del cast. Nonostante venne rivalutato col tempo, il film fu un floppone, tuttavia valse a Dorothy una nomination ai Golden Globe (che ai tempi valevano meno di zero).
Il fondo lo toccò nei mesi successivi, quando sposò Jack Denison, proprietario di una friggitoria. La picchiava continuamente e la obbligava a esibirsi nel suo locale, facendole perdere la faccia, la fama e molti molti soldi. Il suo restante patrimonio svanì in un'affarone che si rivelò una sòla, quando investì in alcuni pozzi petroliferi della California. Come lei una dozzina di star persero migliaia di dollari.

Divenne così povera da dover mettere la figlia in un istituto mentale, incapace di badare più a lei. Si diede all'alcol e accettò i lavori peggiori possibili pur di pagare le bollette. Ma proprio prima di toccare il fondo più fondo, si risvegliò. Mollò il secondo marito, si diede una sistemata e organizzò il grande rientro sulla scena con un tour. Purtroppo durante le prove si infortunò a un piede che la costrinse a stare ferma per un lungo periodo. Durante questa pausa forzata, una sera, si imbottì di pillole antidepressive, forse apposta o forse no, e morì di overdose all'età di 42 anni, nel 1965*. Nel suo conto in banca rimasero 2.14 dollari.
Lo spietato Hollywood system vinse un altra volta, schiacciando uno dei pochi individui capace di alzare la testa. Oggi nessuno sa chi sia Dorothy, a meno che non conosca bene la filmografia di Preminger (che io personalmente adoro).
La sua carriera è emblema di come gli attori di colore vennero trattati in quegli anni bui. O ti adatti e fai i soliti ruoli stereotipati o semplicemente non lavori. Poi se sei bellissimo le cose cambiano, ma non molto, perchè spaventi l'uomo bianco che rimane irrimediabilmente attratto da te e ciò lo inquieta.
Oggi le cose son cambiate? Fate due conti, e vedrete che non è poi così vero, ai noi.

*Il New York Times nel 1965 sostenne che la sua morte fu dovuta al distaccamento di un frammento di osso del metatarso, dopo l'infortunio al piede, che entrò in circolo e raggiunse i polmoni.

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